Il lusso resiste. A scorrere la classifica di Interbrand i brand del lusso hanno mostrato di saper resistere a covid-19 e da loro ci aspettiamo un contributo straordinario a cambiare la faccia di questo nostro mondo. Interbrand ce lo dice con un videomessaggio carico di coraggio

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E io credo che mai come ora dobbiamo prendere sul serio la frase: “Sustainability must be taken seriously”. Troppo spesso, infatti, sostenibilità è solo una parola e addirittura a skewed (cynical) way of making a difference in the market competition, tradotto in italiano: una variante sottile del linguaggio del marketing.

E scusate se mi ripeto – e quasi ricomincio daccapo – : Sustainability must go hand in hand with innovation opening new horizons in the fight against climate change.

In questa frase c’è tutto per me: il mio presente di imprenditore millennial, la mia missione votata ad innovare, il target che non ammette deroghe: la lotta contro i cambiamenti climatici.

Due mosse per fare sul serio. E perché però tutto questo non sia effimero io ho preso sul serio anche due postulati, due mosse che possono dare continuità alla mia, alla nostra azione:

  1. Costruire un percorso educativo fondato sulla sostenibilità;
  2. Rinforzare la relazione tra sostenibilità e innovazione

Oggi vi parlo della prima mossa e vi racconto che cosa ho pensato di fare.
E’ importante che noi si affidi alla scuola il compito di insegnare la sostenibilità in una dimensione – classe dopo classe – destinata a durare nel tempo, perché in questo modo la sostenibilità diviene una buona abitudine quotidiana tramandata da generazione a generazione.

Cominciamo con Brera. Ho pensato all’Accademia di Belle Arti di Brera, come alla scuola in grado di dar corso a questo compito. Ho pensato di legare sostenibilità e moda, o meglio industrie del fashion e sostenibilità, perché, da un lato, come abbiamo appena visto, soltanto il lusso può finanziare la ricerca e la produzione di materiali sostenibili che, al momento, costano ancora tanto; dall’altro perché il mondo del fashion ha cominciato ad avvertire, in questi anni, una maggiore e più consapevole responsabilità verso il futuro ( alcuni materiali e metodi di produzione del fashion erano e sono sotto accusa, assieme ad una organizzazione di sistema che ancora tollera e incoraggia sprechi, promuovendo consumi esagerati ). E proprio per le caratteristiche di ricerca & cambiamento che ne alimentano comunque la creatività, il fashion meglio di tutti si presta oggi a promuovere questa missione.
L’idea di promuovere una cultura della sostenibilità nel fashion non è nuova (vedi qui sotto)
https://www.kering.com/cn/news/london-college-fashion-launch-world-first-open-access-digital-course-in-sustainable-luxury-fashion
https://www.futurelearn.com/courses/fashion-and-sustainability

Azioni concrete. Ma per dare ali a questa consapevolezza è necessario non solo un cambio di paradigma. Ci vogliono azioni concrete che determinino un cambiamento. D’altra parte le aziende leader in sostenibilità sono leader anche in innovazione perché i limiti e le restrizioni che la sostenibilità impone promuovono creatività; inoltre le pratiche di sostenibilità poggiano su idee nuove da ottimizzare e su di una spinta continua, quasi una caccia, verso una maggiore efficienza. E tutto questo genera nuove risposte ai problemi che la sostenibilità pone. Inoltre la ricerca di nuova efficienza obbliga ogni ricercatore a guardare oltre il proprio settore per abbracciare l’intera catena di valore.

Tocca proprio a noi. Tocca a noi millennials dunque dare la spinta che ancora manca. E a questo proposito ho recuperato alcuni video significativi che ci mostrano anche il cammino che pure si è fatto. Sono andata a riscoprire una intervista di Suzy Merkes ad Amanda Riley, su Vogue.

2015, appena 5 anni fa per dire che :”In an era of cheap, fast fashion, a new generation is embarking on Do It Yourself”.

Merkes sarà sempre più severa con i brand del lusso (“I think brands have engaged the millennial generation too much! They have encouraged the idea of ‘new party, new dress”, vedi: https://i-d.vice.com/en_us/article/a3gm7j/suzy-menkes-talks-millennials-and-sustainability) e d’altra parte si compie ormai oltre un decennio dal summit promosso a Copenhagen dal Global Fashion Agenda dedicato ad accelerare una fashion’s transition to become more sustainable. Per un ulteriore aggiornamento poi ci soccorre The Pulse of the Fashion Industry, il report annuale pubblicato dalla Global Fashion Agenda che traccia e misura lo stato e gli sviluppi della sostenibilità nell’industria della moda (https://www.globalfashionagenda.com/pulse-of-fashion-industry-2019-update-released/)

E vi lascio ora a questo dibattito (siamo sempre al Copenhagen Fashion Summit: 10 years of rewriting fashion, 21 maggio 2019) che vede impegnati Steven Kolb, Presidente e CEO di The Council Of Fashion Designers Of America, e Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale Della Moda Italiana. Li modera Clare Press, Sustainability Editor-At-Large, di Vogue Australia
https://vimeo.com/337475525

E per finire eccovi un quote di François-Henri Pinault, tratto da una sua intervista all’ Huffington Post.
“Millennials, be it as consumers or as prospective employees, set the bar high and demand more transparency and responsibility from corporations.” They are conscious consumers wanting to know where and how the products they are buying are being made. They value high quality materials and craftsmanship”.
Parole che ritrovate in un interessante articolo apparso su Quartz (2017) a firma Marc Bain: https://qz.com/999207/millennials-are-making-it-luxe-to-be-more-ethical-and-environmentally-aware/

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