Per battere la crisi ci vuole innovazione. E il coraggio di impresa si indirizza verso la galassia start up, il continente di noi Millennials.
Anch’io ho fatto così.
Ma per ottimizzare i potenziali economici dell’ecosistema di R&I, le imprese devono poter operare in un ambiente ed in una cultura che consenta loro di trasformare effettivamente le conoscenze in benefici economici.

Dobbiamo allora anticipare i tempi di una più stretta e virtuosa interazione tra ricercatori e management di impresa, quest’ultimo capace di trasferire la miglior cultura di impresa al versante della ricerca. Anche con l’ausilio di figure e skill caratteristici dell’integration management. E soprattutto quando si tratti di indirizzare il prodotto verso nuovi mercati e nuove aspettative: azioni che richiedono doti di scouting e di visione che non appartengono in principio allo skill del ricercatore.
La svolta sta nella creazione di un continuum ricerca-industrializzazione cui mondo della ricerca e dell’impresa sappiano dar vita. Immaginando anche forme di condivisione del rischio eventualmente compensate da facilitazioni per l’impresa nel successivo percorso di brevettabilità (di questo parleremo in seguito). E un aspetto tutt’altro che secondario è rappresentato dall’idea di tempo che i due campi ( della ricerca e della industrializzazione) interpretano. Ci troviamo probabilmente di fronte a due differenti fenomenologie operative che hanno bisogno di reciprocità.

Penso ad esempio, sul versante di impresa , al concetto di payback period (PBP), semplice ed intuitivo ( perché risponde alla domanda: fra quanto tempo recupererò la spesa iniziale?) che vede appunto molte imprese porre un limite temporale (cutoff period) entro il quale “si deve rientrare dall’investimento”.

Penso anche all’idea che questo nostro Paese compia scelte di indirizzo e di settore orientate alla sostenibilità. E che veda quindi il protagonismo di policy makers. Non abbiamo bisogno di dirigismo ma di direzioni e piste da seguire.

Penso a quella che a me piace chiamare SustainItaly: un’alleanza del miglior Made in Italy per promuovere sostenibilità creativa.

Che cosa ne pensate ?

2 COMMENTI

  1. Crescere nell’era del digitale ha permesso a noi millennials di alimentare i nostri cervelli con stimoli continui e informazioni. Ora è giunta l’ora di tirare fuori I nostri pensieri e innovare questo paese con decisione. Le Startup devono essere il nostro nuovo linguaggio con le generazioni precedenti, per esprimere il nostro pensiero.

  2. Non sono un millenial,ho 48 anni ho vissuto praticamente il cambiamento dall’inizio,Lo reputo nella logica delle cose,le cose cambiano e si modellano.
    L era dell informatizzazione a 360 gradi e il cambiamento dei rapporti interpersonali,l influenza dei social,la reputo alle volte troppo invasiva, quasi considerata alla base di ogni bussiness.
    Alla fine chi ha idee e chi fa industria é l uomo, spendere eccessive energie sul fronte di comunicazione non credo sia vincolante,o faccia la differenza,le idee buone e innovative vanno avanti a prescindere.
    Alla nascita di Google,non c è stato nessun clamore,l idea é partita ed andata avanti da sola senza 100 pagine Facebook e senza 100000 like.
    Focalizzarsi sulle cose,sui progetti,sul contenuto e non esageratamente sulla forma.
    Quando sento la parola Skill(capacitá),penso alla parola autocelebrazione.
    Quello che manca credo sia maggiore concretezza,tutte le storie migliori di innovazione non erano di persone che si raccontavano quante Skill avevano.
    Una mia riflessione,appassionata

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