La mia estate dei girasoli. Sapete, tra le due tecniche di semina del riso in risaia (in acqua o in asciutta) ho scelto la seconda. Siamo o non siamo sostenibili? Da qualche anno a questa parte si è ampiamente diffusa (soprattutto in Lomellina e nel Novarese) la cosiddetta semina in asciutta: l’acqua viene immessa successivamente in risaia, quando le piantine sono già cresciute. Questa pratica consente di utilizzare meglio alcuni strumenti come i diserbi e di risparmiare su tempo e costi della gestione delle acque. Seminando in asciutta si lascia che le sementi germinino in file distanziate di circa 15 cm l’una dall’altra, prima dell’allagamento della risaia. Poi quando la piantina ha raggiunto l’altezza di circa 10 centimetri, viene fatta entrare l’acqua nel campo e vi resta per tutta la crescita. La funzione della sommersione è quella di proteggere il seme dagli sbalzi termici; si riempie la risaia d’acqua fino a 5-10 centimetri dal suolo.
Con la semina tradizionale in acqua, nelle risaie che diventano il nostro “mare a quadretti” della Lomellina, il seme di riso in 8 giorni si gonfia ed emette le radichetta. La risaia viene prosciugata per una asciutta “di radicamento” e poi nuovamente allagata quando la piccola piantina ha 2 foglie.

Ma perché ho piantato i girasoli?
Biologico Vero significa per me ritornare alle origini unendo l’innovazione necessaria di un secolo di storia che ci separa dai nostri bisnonni.
La base del biologico sono le rotazioni colturali, cioè l’avvicendarsi sullo stesso campo di coltivazioni diverse da un anno all’altro. Quale coltura se non è il solito riso?
Quest’anno ho scelto i girasoli, piante rustiche con una buona adattabilità ai diversi terreni e fasce climatiche, non hanno eccessive esigenze di nutrizione e acqua. Soprattutto poi sono la tipica pianta da rinnovo, come il mais ma meno esigente di quest’ultima in termini di fabbisogno di azoto che prepara quindi il nostro terreno per il mio futuro riso bio.
Le temperature che il girasole predilige sono quelle dei climi temperati: dai 18 ai 33 C°. La fioritura, invece, inizia dal periodo di fine giugno e si protrae fino a fine luglio.  Il girasole non deve tornare sullo stesso terreno prima di 3-5 anni. Il girasole viene definito “una classica coltura miglioratrice da rinnovo”. Nella pratica dell’avvicendamento (e nel mio caso della preparazione al riso bio), essendo una specie a semina primaverile e con ciclo colturale primaverile-estivo piuttosto breve, il girasole ci permetterà una eccellente preparazione del terreno per l’anno successivo; si provvederà per tempo a seminare dei sovesci invernali di un miscuglio di leguminose e graminacee che sarà l’optimum per procedere la primavera successiva nella preparazione della futura risaia. Il riso troverà condizioni di fertilità migliori anche sotto gli aspetti biologico e chimico, indispensabile nel caso si usi la tecnica biologica della pacciamatura verde ed utile anche in caso di tecnica biologica di false semine e strigliature/sarchiature. Cito: “L’efficacia del controllo delle erbe infestanti realizzato dal diserbo e/o dalle sarchiature, oltre che dal forte potere competitivo proprio del girasole, assicura un buon rinettamento del terreno dalla vegetazione avventizia”.

E poi sapete cosa vi dico? Che noi agricoltori sostenibili amiamo fortemente il nostro territorio e ho scoperto l’importanza del nostro ruolo sociale sulla percezione soggettiva del paesaggio da parte degli stessi abitanti!
La coltivazione estensiva dei girasoli ha attirato l’attenzione ed ha migliorato la percezione semplicemente creando varietà e pure biodiversità. Mai come quest’anno si è parlato della bellezza dei paesaggi Lomellini grazie alla estesa coltivazione dei girasoli; il confronto con altri produttori biologici sul territorio ha favorito questa coltivazione in alternanza alla monocoltura risicola e abbiamo reso felici molte persone, incrementato il ciclo escursionismo e la passione dei milanesi verso la nostra area, a due passi da Milano e…. tutta da scoprire!

Il girasole nell’arte. I girasoli sono stati grandemente apprezzati da Antoon Van Dyck, il grande pittore fiammingo: in due autoritratti si raffigura con un fiore di girasole (dove? Il primo appartiene alla  collezione privata del duca di Westminster; il secondo è al National Maritime Museum Greenwich di Londra. Mentre Vincent Willem Van Gogh in una lettera al fratello scriveva :” Il girasole è mio, in un certo senso”, e ne legava il ricordo al clima solare del Sud della Francia. Per raffigurarli poi utilizzò il giallo cadmio con la sua particolare luminosità particolare al dipinto (vedi National Gallery di Londra, il Museo d’arte di Monaco di Baviera, e il Museum of Art di Philadelphia)

La calatide del girasole è una scultura naturale perfetta, un cosiddetto “frattale” naturale poiché la geometria interna di questo speciale fiore composto si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse.
Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana. È per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l’argomento più il mistero aumenta

La “quarta sorella”. Il girasole appartiene alla stessa famiglia della lattuga, del carciofo e della camomilla: le piante composite o asteraceae. Ed è anche noto come la “quarta sorella” perché assieme alle prime tre – mais, fagioli e zucca – garantirebbe la nostra sopravvivenza. Le 4 sorelle sono infatti assai ricche di carboidrati, proteine e vitamine.

Olio da cucina, margarina, cosmetici etc. Alcune varietà producono piccoli semi neri, dai quali otteniamo olio da cucina, margarina, cosmetici ed alimenti per animali. . Le nostre varietà sono ad alto contenuto di olio. I semi a strisce, invece, sono coltivati per spuntini e come ingredienti per il pane e per gli alimenti salutari
Insetti ed uccelli vanno particolarmente ghiotti di questi semi che possono essere consumati al naturale, ma anche decorticati e tostati. Una manciata di semi di girasole contiene circa 6 grammi di proteine e 14 grammi di oli. I grassi sono quasi completamente insaturi e l’olio è ricco di acido linoleico ed è una buona fonte di vitamina E.  Insomma, ideale per la preparazione delle fritture
Dai girasoli possiamo inoltre estrarre anche l’olio per i motori e produrre biodiesel.

Una strana parola. La parola girasole circolava già nel Mediterraneo assai prima che il fiore – lo “Helianthus annuus”, dal greco Helios=sole,e Anthos= fiore – venisse importato dalle Americhe (XVI secolo). Coltivato, infatti, per la prima volta intorno al Mille a.C., dagli indios del Messico settentrionale, il girasole rappresenta per gli Incas l’immagine del Dio del sole. Ed il suo nome sta ad indicare un movimento particolare delle piante, eliotropico, capace cioè di orientarsi sempre verso la luce del sole.

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